Biografia
Direttore Artistico della Rassegna Teatrale “ Tuttinscena “ (dal 1987)
Direttore Artistico della Rassegna di drammaturgia contemporanea “ Il nome della prosa “ (dal 2002)
Direttore Artistico della scuola di teatro “ La Stazione “ ( dal 1986 )
Sono nato a Roma, a Torpignattara, un quartiere che negli anni ‘50 era una sorta di paese ai margini della città, con tanto di parroco e squadra di calcio, quartiere immortalato da Pier Paolo Pasolini nelle sequenze indimenticabili di “Mamma Roma”, “Accattone”, “Uccellacci uccellini”.
Mia mamma, casalinga; mio padre aveva una piccola impresa di impianti di riscaldamento.
I miei nonni materni vivevano a S. Lorenzo, e lì si trovavano anche il giorno del famoso bombardamento.
Il padre di mio padre, invece, era il fattore della Torrimpietra, azienda agricola dell’agro romano che all’epoca si estendeva dal lago di Bracciano fino al mare e contava circa ottomila dipendenti (la “leggenda” vuole che mio nonno li conoscesse e riconoscesse tutti, uno per uno). I miei nonni paterni vivevano perciò nel castello di Torrimpietra; mia nonna aveva la servitù e anche la dama di compagnia e quando veniva a Roma a fare acquisti usava una carrozza a cavalli. Il ricordo che ho di mio nonno è di lui a cavallo, con il cappello in testa, una specie di sceriffo.
Dopo l’8 settembre 1943 mio padre fu rastrellato dai tedeschi insieme ad altri uomini della zona. Gli fu fatta scavare una fossa e lui ed i suoi compagni vennero messi davanti al plotone di esecuzione. Grazie all’intervento di Salvo D’Acquisto quelle vite furono salve, e …anche la mia.
Mio nonno e mio padre avevano in comune la passione per la poesia. Scrivevano in continuazione con risultati più che apprezzabili.
Il teatro l’ho scoperto alla fine degli anni sessanta quando, con un amico più grande e più colto, andavo a vedere gli spettacoli di Carmelo Bene, di Franco Molè alla Ringhiera , di Streheler all’Argentina, di Leo De Berardinis, ma anche della compagnia dei Giovani all’Eliseo (Stoppa, Morelli, Valli, Falk…che meraviglia!); e che nostalgia per quelle interminabili file notturne per acquistare i biglietti degli spettacoli di Eduardo al Quirino.
All’inizio degli anni settanta ho iniziato a recitare, complice una scuola di teatro frequentata a Spilimbergo, luogo dove facevo il militare (bersagliere!). E da attore ho lavorato fino all’inizio degli anni ottanta. Nel frattempo avevo assistito alle prove di Accademia Ackermann di Giancarlo Sepe, e il vedere un capolavoro crearsi giorno dopo giorno grazie alle intuizioni geniali di un regista vero mi aveva fatto capire che forse era proprio la regìa l’approdo naturale del mio percorso teatrale. Ho quindi fatto tante “assistenze” e “aiuti” regìa, ma soprattutto ho studiato, studiato, studiato e visto tanto teatro in Italia e all’estero, dai grandi maestri (Brook, Wilsson, Nekrosius, Cobelli, Castri, Ronconi) ai più sconosciuti, sempre con l’intento di cogliere insegnamenti utili a dirigere un giorno uno spettacolo mio.
Fondamentali in quel periodo una serie di incontri: Gianni Leonetti e Franco Mastelli (quest’ultimo purtroppo scomparso ancora giovane), due maestri oltre che due cari amici; la scuola di regìa di Nikita Michalkov (due premi Oscar); il grande Josef Svoboda ed il suo laboratorio di illuminotecnica al teatro Eliseo; Marcel Marceau con il quale ho collaborato al Cantiere Internazionale di Montepulciano.
Nel 1984 è nata Chiara, la mia unica figlia, e l’anno successivo ho firmato la mia prima regìa al teatro dei Satiri di Roma, su un testo di Pinget.
Da allora ho diretto oltre novanta spettacoli, ed un numero imprecisato di saggi con gli allievi della mia scuola. Ho messo in scena Pirandello, Molière, Shakespeare, Jonesco, Checov, Arrabal, ecc.. Importante per me, sia umanamente che professionalmente, l’incontro e il successivo sodalizio con due autori contemporanei, Mario Moretti e Giuseppe Manfridi.
Con Moretti le prime importanti esperienze: ho diretto due suoi musicals – Che Guevara e Amerika – e Giordano Bruno, Opinioni di un Clown, fino all’ultimo amatissimo Love’s Kamikaze, molto immodestamente tutti successi.
Quindi l’incontro con Giuseppe Manfridi. Ci siamo conosciuti all’inizio degli anni novanta e da allora ho portato in scena ben 12 suoi testi (e almeno altri tre nuovi progetti comuni sono in vista). Con Giuseppe, oltre ad un’affinità artistica e sportiva (siamo entrambi tifosi della Roma), è nata da subito una profonda amicizia che ci vede oggi condividere le passioni comuni, il lavoro e soprattutto grandi spazi delle nostre vite private.
Ecco un altro aspetto che ho imparato a conoscere e ad amare del teatro: la possibilità di incontrare compagni di viaggio che spesso diventano compagni di vita. A questo proposito non posso non citare Silvia Brogi, e poi Maurizio Greco, Luigi Romagnoli, Beatrice Massetti, Maurizio Scozzi, colleghi complici di tanti spettacoli ma soprattutto fraterni amici.
Ho avuto la fortuna di dirigere attori come: Riccardo Garrone, Gianni Musy, Arnoldo Foà, Mattia Sbragia, Riccardo Cucciolla, Nando Gazzolo, Ennio Coltorti, Gino La Monica, Aldo Massasso, Francesco Pannofino, Antonella Steni, Maria Rosaria Omaggio, Laura Ambesi, Alberto Di Stasio, Gaia De Laurentiis e ho provato la soddisfazione di vedere rappresentati i miei lavori nei più importanti teatri italiani: Quirino, Eliseo, Sistina, Nazionale, Parioli, Della Cometa di Roma, La Pergola di Firenze, Duse di Bologna, Rossini di Pesaro, Nuovo e Carcano di Milano, Alfieri di Torino, Lauro Rossi di Macerata, Zandonai di Rovereto , Mercadante e Bellini di Napoli, ecc., ed all’estero nelle città di Parigi, Lubiana, Belgrado, Atene.
Se dovessi dare una definizione del mio modo di fare teatro, prenderei in prestito (perché mi piace, è ovvio) quello che scrisse un critico di un giornale di Verona, L’Arena: “ Il teatro di Boccaccini – scriveva, bontà sua – fonde gli elementi della rappresentazione, con un occhio particolare all’utilizzo della musica e delle luci, sempre molto curate, al fine di far emergere la parola e l’attore che la interpreta, in un clima di disorientante visionarietà”. Quanto mi piacerebbe che anche tutto il pubblico la pensasse così…
Per vivere mi è capitato di fare molti mestieri: il calciatore, il fotografo, il manager, il giocatore di poker, l’impiegato, l’insegnante,e l’essere riuscito a far coincidere il lavoro con la mia più grande passione ritengo sia un grande dono che la vita mi ha fatto. Un punto d’arrivo da cui ripartire in continuazione.
